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Mediazione Familiare
La mediazione, intesa come uno strumento di aiuto alle persone nella risoluzione dei conflitti, si riferisce ad una pratica agita da sempre in tutte le latitudini e non circoscrivibile al solo ambito delle separazioni-divorzi.
La ricerca della figura che si assumesse questo compito è variata in relazione alle varie culture e ai diversi momenti storici.
In Italia la mediazione viene introdotta qualche anno dopo rispetto ad altri Paesi europei. Nel 1995 sono state costituite due associazioni che riuniscono persone e servizi che, pur condividendo principi, finalità, programmi, mantengono le rispettive specificità e originalità: la Società Italiana di Mediazione Familiare (Simef), alla quale aderiscono operatori con diversi riferimenti teorici, e l’Associazione Internazionale Mediatori Sistemici, fondata nel 1995 (A.I.M.S.), che riunisce operatori essenzialmente di formazione sistemica.
DEFINIZIONE E OBIETTIVI
Diverse sono le definizioni che si possono facilmente trovare circa la mediazione; di conseguenza troviamo diverse sfaccettature quanti sono gli autori che hanno scritto su di essa.
Il regolamento del A.I.M.S. definisce la mediazione familiare come "l’intervento di un professionista neutrale nel conflitto che si accompagna al processo di separazione e di divorzio: essa si articola in un numero limitato di incontri, in cui è offerto ai coniugi un contesto strutturato e protetto, dove affrontare la crisi coniugale, cogliendo le opportunità evolutive che il conflitto propone anche in funzione della crescita e della maturazione dei figli.
Con la Mediazione Familiare s’intende raggiungere accordi concreti e stabili nel tempo sulle principali decisioni che riguardano genitori e figli: la divisione dei beni, l’affidamento e l’educazione dei minori, i periodi di visita del genitore non affidatario, la gestione del tempo libero, etc. Sono proprio tali aspetti, infatti, che ostacolano quasi sempre il processo di separazione, diventando terreno di scontro fra i partners su questioni relazionali di fondo rimaste irrisolte. Il Modello Sistemico, prendendo in considerazione l’intero sistema familiare coinvolto, ha il vantaggio di aiutare il gruppo familiare a superare la fase critica del suo ciclo vitale ed a raggiungere, utilizzando le risorse presenti un assetto relazionale più soddisfacente per i membri della famiglia. L’intervento viene effettuato con la coppia e, quando è necessario, con i figli"(Art. 1 Regolamento AIMS).
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La mediazione familiare presuppone un atteggiamento culturale di fondo basato sulla consapevolezza che, nei momenti più critici del ciclo vitale di una famiglia, i bisogni e le necessità di nuove modalità organizzative e relazionali funzionali al soddisfacimento evolutivo dei bisogni stessi, sono tali da non poter essere ricondotti esclusivamente a contesti di trattamento rigidi, formalizzati e obbligati.
L'efficacia della mediazione familiare sta proprio nella costitutiva "debolezza" dei contesti informali e non obbligatori, dipendenti dalla richiesta e dalla disponibilità personali, e che riconoscono la competenza degli utenti; accanto ai tradizionali contesti "forti" quali quelli del diritto e della cura, caratterizzati dalla dimensione dell'obbligo, del controllo. Sono proprio l'adesione spontanea e la mancanza di una connotazione negativa a favorire una maggiore attivazione di risorse, legata al sentirsi protagonisti delle decisioni e, più in generale, della propria vicenda esistenziale.
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PUNTI DI RIFERIMENTO
Alcuni punti di riferimento accomunano la maggior parte degli orientamenti di mediazione familiare nei casi di separazione e divorzio (vedi anche A. Tiberio, A. Cericola, Vi dichiaro separati. Separazine, divorzio e mediazione, Ed. Franco Angeli, pp. 95-97), tra questi:
- autonomia dal contesto giudiziario, seppur in un contesto di collaborazione con questo;
- non colpevolizzazione del processo di separazione;
- contenimento e riorganizzazione della conflittualità, intesa come possibilità di crescita e cambiamento;
- valorizzazione delle responsabilità genitoriali e centralità della prole;
- non obbligatorietà del processo mediatorio;
- transitorietà della mediazione: la mediazione familiare prevede un numero limitato di incontri, in cui il mediatore deve essere in grado di fornire alla coppia gli strumenti per trovare essi stessi un accordo nel conflitto e non delegare più a terzi le proprie decisioni;
- neutralità del mediatore, il quale non agisce come un arbitro che dà ragione ora all'uno ora all'altro, ma contiene la confittualità facendo emergere gli aspetti collaborativi ed emotivi;
- stipulazione del contratto (verbale) di mediazione: questo sarà tanto più valido quanto più sarà considerato in ambito giudiziario;
- verifica degli accordi presi nel contratto di mediazione;
- distinzione degli aspetti caratterizzanti il conflitto (affettivi, finanziari, giudiziari).
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La mediazione familiare prevede un numero limitato di incontri - distinti in tre fasi, una iniziale, di due o tre sedute per la definizione del conflitto e delle possibili risorse, una centrale e una finale - che in relazione all'orientamento metodologico, varia da otto a dieci, concordati con il mediatore.
E' compito del mediatore scandire la durata degli incontri e dell'intero processo e rispettare e far rispettare le regole fondamentali della mediazione.
Il primo approccio con l'intervento mediatorio ha inizio attraverso un primo contatto con la struttura di mediazione, quando l'operatore delinea chiaramente le caratteristiche e gli obiettivi della mediazione familiare; lo scopo principale è fornire dati descrittivi e verificare l'attuabilità di un appuntamento per un colloquio congiunto. Già dal primo incontro ha inizio l'accertamento della mediabilità del conflitto della coppia in fase di separazione o divorzio.
Nella fase iniziale della mediazione, che si conclude in genere in due o tre incontri, il mediatore deve saper ascoltare e prestare attenzione ad entrambi i membri della coppia, far emergere i motivi del conflitto, comprendere la sofferenza e le aspettative; il mediatore, dopo aver chiarito la situazione familiare, le regole, le aspettative e gli obiettivi dell'intervento mediatorio, tenta di attivare nei genitori o nella coppia separata la volontà di trovare un accordo sul loro futuro.
Nella seconda fase si lavora sul presente, per raggiungere e attuare accordi concreti e specifici: l'attenzione è rivolta alle richieste, ai limiti e alle libertà che i genitori considerano accettabili e che insieme possono rendere efficaci. Ad ogni incontro è fondamentale sintetizzare gli argomenti già affrontati, facendo emergere ciò che può risultare utile al processo mediatorio.
Compito del mediatore è aiutare la coppia a focalizzare l'attenzione su ciò che è essenziale per il futuro, superando gli aspetti negativi della conflittualità e fornendo gli strumenti per la stesura di un accordo.
Da parte loro, i membri della coppia in mediazione devono impegnarsi, anche al di fuori degli incontri di mediazione, a mettere in pratica ciò che hanno acquisito teoricamente nei colloqui: iniziare ad accettare psicologicamente la separazione continuando comunque a condividere la progettualità del futuro genitoriale. Gli obiettivi di questa specifica fase consistono nel portare i genitori al di fuori delle possibili influenze che fanno vivere la separazione o il divorzio con sentimenti di colpa e nell'aiutarli a considerare la loro esperienza in relazione al presente e non in confronto con i modelli del passato.
Il fine ultimo è permettere alla coppia di affrontare il conflitto recuperando pienamente il senso di responsabilità, senza evitare i problemi e la sofferenza che questo comporta.
Nell'eventualità che uno dei membri della coppia in mediazione chieda di effettuare un incontro individuale, il mediatore proporrà lo stesso anche all'altro coniuge; restando così in posizione neutrale e avendo la possibilità di ottenere chiarimenti da parte di entrambi e di approfondire alcuni aspetti particolarmente problematici.
Questa fase centrale della mediazione deve portare alla realizzazione di un contratto verbale di mediazione e deve dimostrare il passaggio dalla discussine dei colloqui alla realizzazione pratica nella vita di tutti i giorni: recupero della genitorialità, gestione adeguata e responsabile del conflitto, accordi di verifica e, soprattutto, l'acquisizione di una nuova cultura in tema di separazione e divorzio (cfr. Cericola A., Tiberio A., Il modello di mediazione familiare in Italia, in Rassegna di Servizio Sociale, n.3, 1997, pp.65-73).
La fase conclusiva prevede la stesura scritta del contratto verbale, che dev'essere chiaro, semplice, lineare e, soprattutto, deve dimostrare di essere frutto della collaborazione di entrambi gli interlocutori. Compito del mediatore è avvertire la possibilità di eventuali disaccordi e preparare la coppia o i genitori ad affrontarli.
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